Il portale delle Isole Eolie

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   Patrimonio culturale    


LA CATTEDRALE
Dedicata a San Bartolomeo, protettore delle Eolie, la cattedrale fu fatta costruire dal Gran Conte Ruggero per farne dono a frate Ambrogio, primo abate di tutte le isole Eolie. Nel 1131 viene ricostituita la sede vescovile a Lipari e Ruggero II, nel 1134, confermò la donazione della Cattedrale alla comunità religiosa.
Nel 1544 i turchi di Ariadeno Barbarossa saccheggiarono ed incendiarono la città di Lipari dando alle fiamme anche la Cattedrale.
La costruzione di origine Normanna fu ricostruita nel 1200 (prova ne sono le volte ogivali) e subì successive trasformazioni nel 1654 fino al 1861, anno a cui risale l'attuale facciata.
L'unica testimonianza della costruzione originale è data da una serie di capitelli del chiostro, i quali si distinguono in due gruppi: il primo presenta un ornato vario di tipo fogliaceo-geometrico; il secondo gruppo soggetti figurati di valore simbolico-religioso con tipologie decorative costituite prevalentemente da immagini di animali.
L'interno, barocco a pianta basilicale, è diviso in tre navate, affrescate con scene tratte da episodi del Vecchio Testamento. Le cinquecentesche opere superstiti sono collocabili nell'ambito della pittura manieristica che diramandosi dalla corrente tosco-romana si congiunge con i coevi fenomeni napoletani e siciliani. Tra queste opere, notevole è la tela di S. Caterina d'Alessandria: la Santa, rappresentata a figura intera con gli angeli reggicorona, è strutturata in un rigido e arcaico schematismo di matrice popolare e devozionale.
Nel braccio sinistro del transetto si trova la tavola raffigurante la Madonna del Rosario del primo Seicento. Sull'altare dedicato a San Bartolomeo è sita una statua del santo, di pregiata fattura d'argento, risalente al 1728.
La mensa è composta da un paliotto centrale ligneo dipinto come finto marmo in rosso e verde. In rilievo due stemmi dorati e motivi floreali. Ai lati del paliotto, i due pilastri esterni sono decorati a tarsie con motivi geometrici e fitomorfi e due grandi stemmi vescovili. L'altare è databile al diciottesimo secolo per la ricchezza del tessuto cromatico, legato alla tradizione dei marmorari messinesi e palermitani del '600 e del primo '700. La sacrestia custodisce, infine, i pregevoli Armadi del '700.
Nelle formelle a tarsie ritornano i motivi della grande pittura settecentesca nelle invenzioni di delicati accordi cromatici creati da una tecnica raffinata. Nelle colonne sembrano ripresi i motivi decorativi dell'Oratorio della Pace del 1790, distrutto nel 1908.
Opere come questa rivelano la presenza e la circolazione nei cantieri di progetti e disegni molto diffusi in Sicilia e ben noti, come quelli di altissima qualità di Giacomo Amato (1643-1714) o di Nicolò Palma (XVIII secolo).

 
 
 
 
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