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Le Isole Eolie hanno una storia antica e ora è il tempo di imparare su di esso, in modo da prendere una pausa di giocare su siti come http://www.partypoker.it/
o controllare la posta elettronica e leggere quanto segue ... La città di Lipari ha una lunga storia, tanto che si dice sia stata costruita da Lipari, prima della guerra di Troia, in modo che racconta di Ulisse e dei suoi vagabondaggi, c'è ed è atterrato soggiorno presso la corte di Eolo e prese sua figlia Telepora . Ma la storia delle Eolie è molto più antica
I primi che hanno raggiunto le Eolie,
si sono insediati soprattutto sull'isola più
grande, Lipari, costruendo le loro capanne su
un grande spuntone di pietra lavica, l'attuale
Rocca del Castello, su cui, per i successivi millenni,
ogni civiltà succedutasi ha costruito una
sull'altra le proprie abitazioni. Le Isole Eolie
furono popolate, civiltà stentinelliana,
fin dagli inizi del IV millennio a.C.,
da genti provenienti dalla Sicilia, attratte dalla
enorme risorsa economica offerta dall'ossidiana,
che forse solo da poco tempo era stata eruttata
dal vulcano di Monte Pelato. L'ossidiana vi si
lavorò fin dal neolitico e la sua
esportazione diede a Lipari una grande ricchezza
economica.
Verso il 2500 a.C., con l'avvento
dell'era dei metalli il mercato dell'ossidiana
andò perdendo molta della sua importanza,
ma data la sua felice posizione geografica Lipari
non ne risentì più di tanto. Verso
la fine dell'età del bronzo e l'inizio
dell'età del ferro Lipari viene
invasa da genti provenienti dall'Italia, cultura
subappenninica, a loro volta cacciate da altre
genti, sempre provenienti dall'Italia, i cui manufatti
li fanno ritenere appartenenti alla civiltà
'villanoviana'.
Dopo alcuni secoli di decadenza,
nella seconda metà del III ed agli inizi
del II millennio, le isole Eolie ebbero nuovo
risveglio economico e civile nell'età
del bronzo a partire dal XVIII sec. a.C.
Questo risveglio è dovuto ai regolari contatti
che si vennero a stabilire con i principati della
Grecia micenea, i quali, con ardite navigazioni,
esplorarono mari occidentali alla ricerca di quelle
materie prime che erano necessarie per la loro
potenza e per la loro sopravvivenza. Le isole
vennero allora frequentate da genti micenee di
stirpe eolica, già saldamente radicate
a Metaponto, per le quali diventarono degli avamposti
per il controllo delle vie commerciali attraversanti
lo stretto di Messina. Da queste genti eoliche
le isole trassero il nome che ancora conservano.
Nel corso del XIII sec. a.C.
s'insediarono nelle isole, provenienti dalle coste
della Campania, genti ausonie con le quali si
connette la leggenda del re Liparo, da cui trae
l'attuale nome la città di Lipari. La civiltà
fu bruscamente interrotta nel VIII secolo,
dalle continue scorrerie fenicie ed etrusche.
Solo qualche secolo dopo, le isole stremate rivedono
un po' di pace.
Nella L Olimpiade (580-576 a.C.) Lipari
venne colonizzata da un gruppo di Greci di stirpe
dorica, di Cnido e di Rodi, superstiti di un infelice
tentativo di fondare una colonia sul sito dell'attuale
Marsala. I nuovi coloni si trovarono innanzi tutto
nella necessità di difendersi dalle incursioni
degli Etruschi. Dovettero quindi allestire una
potente flotta, con la quale riportarono contro
di loro grandi vittorie, assicurandosi la supremazia
sul mare. Col bottino conquistato eressero, nel
Santuario di Apollo, a Delfi, splendidi monumenti
votivi (in complesso oltre quaranta statue di
bronzo), dei cui basamenti restano ancora testimonianze.
Nel 264 a.C., allo scoppio
della prima guerra punica, Lipari è alleata
con i Cartaginesi e deve quindi subire i ripetuti
attacchi della flotta romana. Soltanto nel 252
a.C. il console romano Caio Aurelio la sottometterà
a Roma.
In occasione della guerra civile, viene conquistata
tra il 37 e 36 a.c. da Ottaviano contro Sesto
Pompeo, ed i partigiani di Pompeo vengono esiliati
in Campania. L'isola riprese a prosperare ed entrò
nell'orbita di Siracusa e poi di Roma, che valorizzò
Lipari anche come stazione termale.
Caduto l'Impero Romano le isole
attraversano un periodo di desolazione. La dominazione
bizantina accentuò tale decadenza. L'occupazione
araba dal 827 al 1061 coincise con
una ulteriore fase di decadenza.
Dopo un lungo ed oscuro periodo, sovrastato da
incursioni arabe, Lipari rifiorì sotto
l'egemonia dei normanni che ripopolarono l'isola
e rifortificarono il suo castello. Sotto i vessilli
del Gran Conte Ruggero, è restituita alla
fede cristiana con la fondazione di un monastero
benedettino dedicato a S. Bartolomeo. Nel 1131
viene ricostituita la sede vescovile a Lipari,
prima suffraganea all'Arcivescovado di Messina,
quindi per due secoli al Vescovado di Patti.
Fino al 1340 passando attraverso
gli svevi, gli angioini e gli aragonesi, le isole
Eolie godettero di una notevole prosperità
grazie ai privilegi che i vari governi andavano
dispensando.
Nella guerra contro gli Angioini, Lipari parteggia
per questi e nel 1363 passa agli Aragonesi.
Per volere di Federico III è data in feudo
ad Ulfone di Procida, ma pochi anni dopo, revocata
per tradimento di questi, è concessa a
Federico di Chiaramonte. Nel 1443 entra
nei beni della Corona di Napoli essendo regina
Giovanna e per decreto di Bonifacio IX è
separata dalla Chiesa di Patti. entra a fare parte
del Regno di Napoli.
Un periodo di prosperità
che termina poco dopo, con le incursioni saracene.
Nel 1544 una flotta turca capitanata da
Ariadeno Barbarossa, dopo undici giorni di assedio,
distrusse la città di Lipari mettendola
a ferro e fuoco e deportando in schiavitù
circa 8.000 abitanti. Carlo V la ripopolò,
importando immigrati spagnoli e campani, e la
riedificò rafforzandone le mura. Soltanto
nel 1691 gli abitanti tornarono ad essere
circa 10.000
Solo con la quasi scomparsa della pirateria, verso
la fine del '700, l'abitato tornò
ad espandersi anche nel piano. Lipari seguì
poi le sorti del Regno delle Due Sicilie fino
ai tempi nostri.
Agli inizi del XIX secolo
Lipari divenne lo scalo obbligato di parecchie
linee marittime. Questo stato di cose contribuì
ad un grande sviluppo economico delle Eolie, basti
pensare che nel 1891 gli abitanti superarono le
20.000 unità
Momenti difficili vennero con la filossera che
provocò la distruzione di numerosi vigneti
ed una generale crisi economica che provocò
l'emigrazione di quasi il 50% degli abitanti delle
isole.
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